domenica 28 febbraio 2010

Philadelphia

Sono seduta nel bus sulla via del ritorno, e sono così contenta di avere fatto questo viaggio che voglio scriverne subito. All'andata, dovevo aspettare un'ora a New York per il secondo bus, e visto che Times Square è a due passi dalla stazione, sono uscita a fare un giro. E' ancora più caotica di quanto me la ricordassi. Per una vacanza è il top, ma resta decisamente invivibile. Dovendo scegliere, Boston tutta la vita. Nella seconda parte di viaggio ho studiato un po' la piantina di Philadelphia. La stazione degli autobus è vicino a Chinatown. L'ostello è dalla parte opposta del centro. Ho deciso che all'andata avrei camminato visitando le zone a nord di Market Street, e il giorno dopo al ritorno, le zone a sud. C'era poco tempo e bisognava ottimizzare. Comunque più che in una Chinatown sembrava di essere ad Harlem. Per i primi cinque minuti camminavo quasi trattenendo il respiro, pensando ai filmati di youtube che ho postato qualche giorno fa. Poi sono arrivata nella zona della old city, dove ora ci sono tutte le botteghe degli artisti. Che meraviglia. Questa città mi si è immediatamente rivelata in tutto il suo carattere e splendore. Philadelphia era la capitale originaria degli Stati Uniti, fino a quando non si sono alzati una mattina e hanno deciso di costruire un salotto asettico a Washington. Qui il quattro luglio 1776 è stata firmata la dichiarazione di indipendenza. Nella casa della sarta Betsy Ross è stata cucita la prima bandiera a stelle e strisce. L'ostello, l'unico della città, per la serie o mangi dalla minestra o salti dalla finestra, era in fondo a un vicolo che sembrava poco raccomandabile. Nella porta di fronte c'era un losco night club. Fortunatamente dentro era pulitissimo e ristrutturato da poco. Ho lasciato le mie cose e ho fatto un salto al supermercato più vicino. Erano circa le cinque e mezza, e mentre ero dentro, ha iniziato a fare buio. La città eclettica si è eclissata nel giro di cinque minuti, e per le strade non c'era quasi più nessuno. Sono tornata in ostello, e in camera c'erano due ragazze tedesche. Una era stanca e non voleva andare a ballare. L'altra voleva uscire a tutti i costi, e quindi ha deciso di andare da sola. Bionda, capelli lunghi, ventenne, minigonna e tacchi. E' tornata viva. Sono io che sono una fifona del cavolo, che sono pure andata a letto presto. Questa mattina mi sono alzata alle otto, e dopo una energica colazione, ho iniziato la mia scarpinata-tour fotografico, che circa 6 km dopo mi ha portato fino in cima alla scalinata del museo di arte, famosa per essere la scalinata del film di Rocky. Accanto ad essa c'è pure la statua che ritrae l'attore in posa con le braccia alzate e i guantoni nelle mani. Non avete idea di quanti pazzi ci sono che si fanno tutta la scalinata di corsa per alzare le mani in cima. Uno si è fatto fare pure il video mentre correva e cantava la musichetta tananààà nànànààà. Tenete conto che il museo è in fondo a una via lunghissima, copiata dagli Champ Elysées, e che non si arriva alla fine esattamente freschi come una rosa. Dentro al museo c'era la mostra di Picasso, ma quando ho appurato che l'ingresso costava ben venti dollari, ho pensato che io Sticasso l'ho già visto approfonditamente a Madrid e che quindi potevo anche farne a meno.

3 commenti:

Ragno ha detto...

ADRIANAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

PS: perchè non sei uscita anche tu con la tedesca? maddai...

kay ha detto...

guardati quei filmati su youtube e lo scoprirai :)

Ragno ha detto...

eh però lei è viva (e magari s'è divertita pure...anche se magari no...)