sabato 31 ottobre 2009

U-huu.

Le gag casalinghe proseguono. Io lo so che è tutta una candid camera. Dai ditemi dov'è nascosto lo sceneggiatore.

Nancy l'altro giorno è tornata a casa arrabbiatissima con una collega.
k: che c'è Nancy?
n: quella, mi rende la vita impossibile, ma adesso la metto a posto io.
k: cosa stai facendo Nancy?
n: guarda bene, è un antico rito vodoo. e lo sai cosa? funziona!
k: spero di non litigare mai con te Nancy.
Nancy prende un foglio, ci scrive sopra il nome della tizia, poi prende un bicchiere di plastica, lo riempie d'acqua, ci immerge il foglio e poi mette tutto l'ambaradan nel congelatore, mentre io la guardo con li occhi spalancati e la bocca aperta.
n: e lo sai cosa? funziona! HA HA HA (ghigno malefico)
ora ho capito tutto, probabilmente quando hanno bruciato le streghe di Salem, la sua antenata si è salvata ed è scappata qui.

No, ma volete sapere come cucina le patate? Le mette intere con la buccia dentro al microonde e poi le serve in tavola così. Bisognerebbe arrestarla solo per questo crimine.

A proposito, ho scoperto cos'è lo spray giallo "Pam" che compare in una delle foto che ho postato i primi giorni. Praticamente è olio di mais che per farlo diventare spray lo riempiono di addittivi e ogni volta che lei cucina ci cosparge la padella per non fare attaccare il cibo. Quando Nancy vede che io uso l'olio di oliva scossa la testa perché secondo lei è puro grasso e fa male. Mi ha anche detto che allora è meglio il burro, che è meno grasso perché viene dal latte.
Io a questa le farei rifare la seconda elementare a bastonate.

E il coreano che combina?

Ieri sera non mi sentivo tanto bene (no, non vi preoccupate non ho la suina, qui a Boston la suina non ce l'ha NESSUNO, è tutta un invenzione dei media). Insomma, avevo mal di testa e sono andata a letto presto ignara di quello che stava avvenendo al piano di sotto. Il coreano ha chiesto dov'ero, e siccome non conosceva la parola headache (mal di testa) per tagliare corto gli è stato detto Simona is sick (malata). U-huuu. Corre in camera. Torna di sotto con un caffé in lattina. Prende una pentola e la riempie di acqua, poi ci immerge la lattina chiusa. Ron, il fidanzato di Nancy ha osservato la scena stando zitto e ridendo come se fosse al circo. Per fortuna che Nancy non ha visto niente, altrimenti gli tirava la cosa bollente sul muso. Dopo due minuti, il coreano si infila i guanti da forno, prende la lattina bollente e sale le scale. Bussa, io mi alzo e lui mi porge sta cosa che io randello immediatamente sul tavolo fra una madonna e l'altra. What the hell is this? Caffé alle undici di sera??
Tu malata, bere qualcosa di caldo.
Tu idiota, fare trapianto di cervello.

mercoledì 28 ottobre 2009

Il mondo è bello perché è vario

Nancy nella sua grande casa ospita tre studenti alla volta. Fino a due settimane fa eravamo io, una ragazza di Madrid, e una ragazza di Città del Messico. Diciamo che la casa aveva trovato un suo equilibrio. E' facile, io non rompo le scatole a te e tu non le rompi a me. Abbiamo imparato subito che quando il disco di Nancy si incaglia e lei inizia con la sua tarantella preferita "sono stanca - you know- i'm busy - troppo lavoro", basta salire le scale e chiudere la porta. Easy. Purtroppo due settimane fa la ragazza messicana è tornata a casa, e al suo posto è arrivato un ragazzo sudcoreano. Tralasciando il fatto che Nancy lo chiama stalker perché segue come un ombra la ragazza spagnola, da quando è arrivato è una comica continua.
Lui e Nancy sono come Stanlio e Ollio, anzi forse calza meglio la definizione di Ale & Franz. Di seguito alcune gag:

C: Nancy, posso fare 4 docce al giorno?
N: dì un po' hai intenzione di prosciugare l'universo?
C: what?
N: questa casa non è un albergo.
C: what? (lei parla a randello e il poveretto fa fatica a capirla)
N fa il segno due con le dita della mano, lui accenna un mezzo inchino con la testa dicendo u-huu.


C: Nancy, posso mangiare tre uova per colazione?
N: Se ti compri una gallina
C la guarda perplesso, forse sta pensando dove può trovarne una.

C: Nancy, puoi fare la lavatrice dei miei panni sporchi ogni giorno?
N: sono stanca - you know- i'm busy - troppo lavoro
C: ma io mi sono portato solo cinque paia di mutande
N: ma non devi stare qui tre mesi??
C: sì
N: you are not so smart, right? (non sei intelligente, vero?)
C: u-huu

C esce di casa per ultimo e si dimentica la porta spalancata
N: in corea non esistono i ladri??
C: what?
N: in america esistono, e ti rubano tutto, e se tu ti dimentichi la porta poi mi ripaghi casa
C: perché?
N: noo tu non sei intelligente, poveretta me.
C: u-huu


Veramente, i coreani meriterebbero uno studio a parte, ne ho anche due in classe e ne so qualcosa. Per prima cosa sono incapaci di dire le bugie. C'è un intero capitolo del nostro libro di scuola che spiega come una bugia di circostanza può salvarti la vita sociale. A proposito, la prossima volta che la mia compagna dice al prof che non ha fatto il compito perché non ne aveva voglia, giuro che le tiro una sveglia sul muso. Copia il compito, svegliati, fai qualcosa. Io sono convinta che il nostro libro sia stato fatto apposta per loro e per i giapponesi, che costituiscono il 50% della fauna studentesca, per insegnargli le differenze culturali oltre al linguaggio. Ad esempio un altro capitolo spiega quanto è dannosa la dipendenza da videogames, e un altro che per avere successo nella vita non bisogna avere paura della propria ombra. Oh, una volta ho fatto BUH a una giapponese che quando parla alla classe ti viene da cercare dov'è la manopola per alzare il volume, e lei ha fatto un salto così alto che ieri volevano mettere la sua foto nei cartoni del latte. Ovviamente scherzo, a nessuno è ancora venuto in mente di esportare il tetrapak. Solo bottiglie di plastica. Puah.

lunedì 26 ottobre 2009

The improper Bostonian

Dopo aver visto a casa una bottiglia di olio d'oliva giallo come l'olio di mais, stavo quasi per scriverci un post. Poi il giorno dopo al supermercato ho visto che quasi tutti gli olii d'oliva sono verdognoli come i nostri, ho realizzato. Il problema non è l'america o gli americani, il problema è che Nancy vuole risparmiare! Alla fine non è così impossibile sfamarsi qua, bisogna solo conoscere i posti giusti. Dopo aver pagato una zucchina ogm un dollaro e mezzo al supermercato mi stavo quasi scoraggiando. Poi ho scoperto l'Haymarket: il mercato delle verdure, appena fuori da Little Italy. Il sangue non è acqua. Con due dollari mi hanno dato 6 pomodori, 3 zucchine e 4 melanzane. Meglio della manna dal cielo. Un'altra informazione molto utile riguardo all'alimentazione, è che qui è pratica comune al ristorante richiedere il sacchetto per portarsi a casa la roba avanzata. Nessuno ti guarda male perché qui lo fanno tutti. Con le porzioni pantagrueliche che ti servono, vorrei anche vedere. Un'altra cosa indispensabile è avere a casa un padre paziente che ti spedisce buste contenenti cose necessarie alla sopravvivenza che non hai pensato di mettere in valigia, tipo la guarnizione di ricambio della macchinetta del caffè o i guanti da neve. Sì perché qui domenica scorsa nevicavano fiocchi grandi come albicocche. L'unico giorno in cui avrei voluto tapparmi in casa, sono stata obbligata a uscire perché avevo comprato i biglietti per il concerto di Amanda Palmer. Vestita di parka e UGG sembravo un eschimese, ma ne è valsa la pena. Lei ha suonato per quasi due ore, ma la cosa veramente wonderful è stato lo spettacolo teatrale che lo precedeva, di cui ho già parlato in un precedente post. Non me lo aspettavo così spiazzante, e imprevedibile. In base agli attori che decidi di inseguire per tutto il palazzo, vedi uno spettacolo diverso. Quasi quasi ci torno. Comunque tornando al tempo, ribadisco che questa città è schizofrenica. Domenica 18 Ottobre neve, Venerdì 23 Ottobre c'erano ben 18 gradi. Non so se rendo l'idea dell'escursione termica. Sabato 24 il diluvio universale, Domenica 25 un sole che spaccava le pietre. I Bostoniani dicono che la loro città è bella perché se non ti piace il clima un giorno, basta aspettare il giorno dopo e sarà completamente diverso. I Bostoniani vedono il bicchiere mezzo pieno. Io che vedo il bicchiere mezzo vuoto, non lo so mica se rimango qui anche per il secondo semestre.

sabato 24 ottobre 2009

You know what?

Gli americani iniziano a piacermi. Specialmente quando nei locali ordino da bere e loro mi chiedono di mostrargli il passaporto per controllare se ho effettivamente 21 anni.

martedì 20 ottobre 2009

Bad morning

Appena arrivata a Boston, sono andata nel negozio T-mobile e ho comprato un cellulare. Qui le compagnie telefoniche per farti diventare loro cliente, praticamente ti regalano il telefono o te lo vendono con forti sconti. Io ho comprato un nokia esteticamente orrendo per soli dieci dollari e c'erano pure compresi il numero e dei minuti di chiamata. Se non fosse che oltre per chiamare si paga pure per ricevere, sarebbe perfetto. Comunque, per quello che devo fare io (avvisare Nancy quando arrivo tardi per cena) va più che bene.
Ieri sera, oltre alla sveglia normale, ho deciso di puntare anche la sveglia di questo cellulare, perché per me è sempre arduo svegliarsi e scendere dal letto. Questa mattina mi sono presa un accidente. Invece del trillo che ti aspetti, dal nulla è spuntata una voce unfriendly che urlava senza sosta in inglese "è ora di alzarsi, sono le sette, è ora di alzarsi sono le sette, è ora di..". No ma ti pare? Ero nel dormiveglia e ho pensato che Nancy fosse improvvisamente impazzita e fosse sopra al mio letto a urlare, e ho fatto un balzo di un metro sul letto.
Iniziare la giornata in questo modo, mi rende nervosa e disattenta.
La colazione è solitamente il mio momento preferito, perché mi faccio il caffè con la moka portata da casa e per me è quasi un rito. Perché questo dannato caffé non esce oggi? Cos'è questa puzza di bruciato?? A causa del brusco risveglio ho dimenticato di mettere l'acqua. Argh. Non ho avuto il tempo di provare a farne un altro e ho trascorso la mattinata in classe a sbadigliare. Coraggio, c'è di peggio. Tipo, se nei negozi non trovo una guarnizione di ricambio.
Proprio ieri sera Nancy mi aveva chiesto:
Simona quando mi fai provare l'espresso italiano?
Domani Nancy.

Probabilmente la macchinetta ha sentito, si è spaventata e ha fatto harakiri.

domenica 18 ottobre 2009

Meccanismi delle interazioni sociali

Scena uno: tre ragazze ieri sera al pub di proprietà dei Dropkick Murphys, quelli della canzone "I'm shipping up to Boston". Come potete vedere cliccando sul link, le due partendo da sinistra non è che sono proprio cessi, anzi. Sulla terza sorvoliamo che è meglio. Ecco insomma, voi che provenite dall'europa uscite e andate a bere qualcosa, magari vi aspettate di fare due chiacchiere con qualcuno. Lungo le pareti del pub sono appesi tanti maxischermi che trasmettono la partita di baseball dei New York Yankees. Tutti i ragazzi sono in fila davanti agli schermi, con la loro birra in mano. Commentano la partita rumorosamente. Le ragazze sono sedute a chiacchierare per i fatti loro. I due gruppi sociali praticamente non si parlano. La mia amica bionda dice che non si è mai sentita così trasparente.

Scena due: la settimana scorsa una kay in jeans e felpone va col suo zaino ricolmo di panni sporchi alla lavanderia a gettone. Nancy, senza offesa, ma se non imposti il tasto del risciaquo, i rigoni di sapone sulle maglie nere non sono esattamente sfoggiabili in pubblico. Non ce l'ho fatta a dirglielo, quindi ho deciso di andare a rilavare tutto. Per la cronaca, la seconda volta i panni erano perfetti, quindi ho fatto bene a non polemizzare. Entro nel negozio, fila di lavatrici bianche, fila di lavatrici alluminio, macchina che cambia i soldi in gettoni, macchinetta che ti vende il detersivo. Sembra facile no? Guardo perplessa una delle lavatrici di alluminio perché non vedo i tasti per impostare il programma, c'è solo un tasto di avvio. Chiedo una info a un ragazzo molto carino che stava infilando i panni dentro a una lavatrice bianca. Quello molto pazientemente mi spiega che le lavatrici alluminio servono per asciugare, e prima devo mettere i panni qua, il detersivo lì, e premere quei due tasti là. Ok. Trenta minuti di lavaggio, e trenta minuti di asciugatura. In sottofondo musica alternative rock. Ci sediamo ad aspettare, e chiacchieriamo per un'ora. Alla fine insiste per darmi il suo numero di telefono.

Morale: in america si intorta di più alla lavanderia a gettone, che nei locali.

Fine della storia: no, il numero di telefono non l'ho usato. No, non lo so perché.

sabato 17 ottobre 2009

Sleep no more

Dicono che l'uomo si abitua a tutto, va a finire che pure io mi abituo al freddo. Ieri mattina alle otto mentre camminavo per andare alla fermata della metro, pioveva neve mista a pioggia, e ho avuto il coraggio di sorridere. 32 gradi fahrenheit, zero gradi centigradi. Ieri sera a cena Nancy e il fidanzato Ron, commentavano che questo freddo di questi tempi non è normale, e che di solito arrivava a metà novembre. Che culo. Però, se mi abituo a queste temperature, questa città non è affatto male, spesso succedono cose imprevedibili. L'altro giorno ero triste perché Amanda Palmer ha dovuto cancellare il suo concerto in città, però poi ha scritto sulla sua pagina di twitter: non vi preoccupate, che mi inventerò qualcosa. Attendiamo fiduciosi. Poi ieri, mi collego a internet dopo la scuola e vedo che annuncia un concerto teatrale a sorpresa, per questa domenica sera, con soli trecento biglietti a disposizione. Tre minuti dopo scrive: affrettatevi, i primi cento sono già andati. Non ho il tempo di capire di cosa si tratta, prima compro il biglietto e poi ci penso. Dopo due ore infatti è tutto esaurito. Bene, a questo punto cerco di capire dov'è, a che ora inizia e come funziona. Leggo tutto e non credo ai miei occhi. Funziona così: c'è uno spettacolo teatrale ambientato in una enorme vecchia scuola in disuso. Non c'è un palco e non c'è una platea con posti a sedere. In ogni aula c'è una scenografia diversa, gli attori sono vestiti come se fossimo nel 1929. Anche gli spettatori sono invitati a mettersi qualcosa a tema. A tutti all'entrata verrà consegnata una maschera. Gli attori e gli spettatori vagheranno da una stanza all'altra e non si sa cosa succederà. La scenografia è sullo stile di David Lynch, Amanda scrive: immaginatevi shining che incontra macbeth che incontra twin peaks. Lo spettacolo si intitola Sleep no more. Tipo: ti cagherai così tanto addosso che non dormirai mai più. Qui c'è una foto sequenza di alcune sceneggiature. Ce lo vedete uno spettacolo di questo tipo in scena nella bigotta Italia? Comunque, dopo un po', ad un certo punto da qualche parte spunterà un piano e lei inizierà a suonare per circa due ore, fino allo scoccare della mezzanotte. Ecco, oggi mi invidio da sola, mi.

giovedì 15 ottobre 2009

Fermi tutti.

Oggi mezza America è stata incollata alla tv per seguire in diretta la storia del bambino che se ne sarebbe volato via su un pallone aerostatico, vedo sui giornali che se ne è parlato anche in Italia.
Questa storia mediatica l'ho già vista. La sceneggiatura l'abbiamo scritta noi. Prima Alfredino nel pozzo e tutti col naso in giù, ora Falcon nel pallone e tutti col naso in su.
Ma qui non si parla della massaia che mentre stira guarda preoccupata la tv, qui sono tutti DAVVERO preoccupati, che diamine, si tratta della vita di un cittadino americano! Mi dispiace per lui, ma non è che gli salvo la vita se sto tre ore a guardare un pallone alla tv. L'interesse alto si percepisce anche guardando Twitter: uno dei trending topic di oggi è #Saveballoonboy. Sempre che ci sia qualcosa da salvare, perché il pallone è appena atterrato vuoto.
Il premio americanità lo darei a questo twit qui:
becca_darling i go to therapy for an hour and suddenly there's a boy in a balloon ?! clearly i shouldn't have left the house.
(Traduzione: vado dallo psicologo per un'ora e improvvisamente c'è un bambino in un pallone? non sarei dovuta uscire di casa, chiaro)
Spero che si tratti di sarcasmo, ma non ci giurerei...
Invece la blogstar americana per eccellenza Perez Hilton, mentre faceva la twit cronaca dell'avvenimento ha postato lo scoop del momento. Il bambino in questione comparirebbe insieme ai fratelli in questo video qui: http://www.youtube.com/watch?v=EBWJXXgaYBo che sarebbe stato girato dai suoi genitori per farli diventare famosi. Nei commenti della gente si possono leggere una serie di "ora capisco tutto". Genitori modello no?
Update: alla fine il bambino è stato trovato, era a casa sua, nascosto nell'attico. Cvd.

Cose che preferiresti non sapere.

Ad esempio, una parola di cui avrei preferito non sapere il significato, è: BLIZZARD.
Ralph, il mio insegnante, di cui vi ho già parlato, è del tipo sadico. Di quelli che entrano in classe sfregandosi le mani e dicendo: chi torturo oggi?? L'altro giorno ci guardava, a noi quattro-cinque visibilmente infreddoliti e sogghignava. Perché ride Ralph?
Già mi fa strano chiamare un insegnante per nome, come se io rivolgendomi al mio prof di Italiano gli avessi detto, hey Giorgio, come ti va? No perché qui tutti i giorni Hi Ralph how are you? Questa familiarità mi è ancora ostica. Ma torniamo a noi. Ralph ci spiega che ride perché si immagina noi a gennaio, noi che di questi tempi abbiamo già tirato fuori berretta e sciarpa di pile.
Ho visto studenti come voi venire a scuola con addosso TUTTO quello che avevano in valigia.

Molto incoraggiante Ralph.
No, seriously.

Ah.
Sapete cos'è un blizzard? No? Ah ah, ve lo spiego subito, ah ah.

Ralph proietta sulla lavagna la schermata di wikipedia. Lunga tempesta di neve e ghiaccio, con forti venti, temperature polari, che solitamente avviene nel nord degli Stati Uniti, in Canada e in SIBERIA. Adesso capisco perché non si lamentano mai, questa mattina c'erano zero gradi, ma per loro è ancora caldo.
Guardate l'omino della foto scattata sul Charles River a Gennaio 2005:

















Che cazzo ridi imbecille? Non ti sei reso conto che vivi in un frigorifero?

mercoledì 14 ottobre 2009

Proud to be.

Glielo leggi in faccia che sono orgogliosi, loro. La bandiera americana è appesa fuori da tantissime case, si sentono i salvatori del mondo. Il senso dell'unità nazionale, è una cosa che noi non abbiamo mai avuto. Anche la concezione di sostenimento della propria squadra preferita è diversa, e trasuda questo aspetto. Qui a Boston tutti vanno pazzi per i Red Sox, una squadra di baseball. Te ne puoi accorgere facilmente a colpo d'occhio per la strada. Tu, andresti mai a fare la spesa con la maglietta dell'Inter?
La seconda settimana che ero qui, ci sono stati non so quali playoff, per cui i Red Sox giocavano tutti i giorni della settimana, per dieci giorni. Io vivo al capolinea della metropolitana, dove c'è un parcheggio enorme. Durante quel periodo, c'era la processione continua di auto di famigliole provenienti dalle campagne circostanti. Scendono dalle auto e poi si dispongono diligentemente in una fila indiana chilometrica alle macchinette per comprare il biglietto della metro. Mi sa che per indurli a lasciare le mega auto a casa, il parcheggio giornaliero vicino allo stadio costi quanto l'affitto mensile di una casa a Canicattì. Dovreste vederli quanto sono pittoreschi. Indossano tutto il merchandising possibile e immaginabile. Sembrano fatti con lo stampo, quasi. Qui non ci sono mica gli ultras brutti e cattivi, solo famigliole del mulino bianco, colorate di rosso e blu. Papà, mamma, bambino e bambina, tutti con maglietta e cappellino, alcuni con i calzettini rossi, altri con il foulard, o la borsetta. Ma la più bella era la bambina che stringeva il pelouche che indossava la maglietta dei Red Sox. Fanno tenerezza per quanto ci credono. Io pensavo che la madre di Vincent Gallo in Buffalo '66, fosse alquanto enfatizzata, ma ora capisco che qui c'è gente DAVVERO così. A volte mi verrebbe da fargli suonare una sveglia davanti al naso chiedendogli quando mai prenderanno coscienza di questo mondo in cui sono costretti a vivere.

martedì 13 ottobre 2009

Complaints? No, thanks.

Una differenza notevole fra i nostri due popoli, consiste che gli italiani si lamentano sempre di qualsiasi cosa, e gli americani no.
L'italiano medio dice almeno una delle due seguenti frasi, una volta al giorno:
- ma che caldo che fa oggi,
- ma che freddo che fa oggi,
- che palle oggi piove,
- guarda che nebbione,
- ma che ventaccio che c'è oggi.
Ieri qui con sette gradi centigradi (senza fiatare al riguardo), chi aveva freddo aveva già inaugurato gli UGG (i Bostoniani sembrano adorare questo tipo di stivali), chi non aveva freddo è andato al lavoro con gli infradito. Io avvolta nella mia sciarpetta di pile guardavo i piedi della gente nella metropolitana e pensavo what the fuck? Che razza di schizofrenia collettiva è? Noi siamo più uniformi nella nostra lamentosità. Diciamo tutti la stessa cosa. Noi siamo cresciuti con la mamma che ci dice "copriti che se prendi freddo ti ammali", siamo un popolo impaurito e previdente. Questo probabilmente è il motivo per cui non ci piace metterci in gioco. Questa è la ragione, per cui tu in questo momento stai pensando che io sono pazza perché mi sono licenziata da un ottimo posto di lavoro a tempo indeterminato, per sottopormi a un salto nel buio di questo genere. Qui tutti mi dicono well done! Hai fatto la cosa giusta. Specialmente il mio insegnante, che a 45 anni ha deciso che il suo lavoro non gli piaceva, si è iscritto all'università e a 48 anni ha iniziato ad insegnare qui, ed ora che ne ha 53 è felicissimo. A proposito, se pensi che la tua vita faccia schifo e non stai facendo niente per tentare di cambiarla, quando ti racconto le mie difficoltà di ambientamento iniziale, risparmiati di chiederti "ma chi gliel'ha fatto fare" perché tanto non mi capirai mai.

Cos'è il sanitizer?

Te lo spiego subito. Tu che sei italiano, ti ricordi quando eri piccolo e tua madre insisteva: prima di mangiare vai in bagno e lavati le mani? Facile no? Sono le basi della sana educazione. Bene. Vieni qua, vai al ristorante e vedi gente che si siede e tira fuori dalla borsa questa cosa qui:

Gli americani paranoici si spruzzano un po' di questo slimer verde sulle mani, strofinano senza risciacquare e poi iniziano a mangiare belli come il sole, con le loro mani inciaccate.
Probabilmente funziona. Forse perché i germi si suicidano a causa della stupidità di chi lo usa.

Crime scene

Prima di continuare a scrivere, vi metto alcune foto di cose descritte nei post precedenti, così rendo meglio l'idea:

- la casa:















- il retro che da sul bosco:















- "l'ufficio" di Nancy:















- il camino nel salotto:


- l'ingresso del seminterrato, dove probabilmente ci sono sepolti i corpi degli studenti precedenti (così se sparisco sapete dove trovarmi):


- la zucchina non organic (vi giuro che quello è un normale cucchiaio da cucina, non un cucchiaino da caffè):


- la cucina con vista sul bosco, da notare in piccolo sulla destra cerchiato in rosso l'apparecchio black & decker che fa uscire la lama rotante con cui affetta gli studenti:


- il suo cibo preferito, al centro l'immancabile peanuts butter, in alto a destra i broccoli surgelati, sotto i biscotti in polvere che si fanno aggiungendo acqua e poi microonde:


- e dulcis in fundo lei, la "famiglia ospitante":


Paura eh???

lunedì 12 ottobre 2009

Mangia che ti fa bene.

A proposito di cibo. La sera che ho cucinato la pasta, un vicino è venuto a trovare Nancy. Sua moglie è italiana, e parla qualche parola. You know, lui ha la piscina dietro casa mi dice lei. Il vicino mi spiega che la Barilla non è organic, è sinthetic. Io gli dico che è impossibile, e poi leggo le righe piccole e vedo che non è importata, ma prodotta qui. Da quello che ho capito, qui non ci sono leggi severe che regolamentano i cibi, e quindi se non stai attento ti mangi della roba sintetica prodotta in laboratorio, o geneticamente modificata. Ovviamente, il cibo organic costa molto di più. La differenza si vede a occhio nudo paragonando una melanzana presa dallo scaffale organic e una no. Una è il triplo dell'altra, gonfiata e lucidata a dovere. Le mele sembrano tutte mele di Biancaneve, appena laccate di vernice lucida. Il primo giorno ho fatto lo sbaglio di dire a Nancy che mi piacciono le verdure. L'ho vista prendere dei broccoli in scatola dal congelatore, svuotarli in un piatto, ficcare il piatto nel forno a microonde e servirmeli in tavola. Io la guardavo come se avessi visto un marziano a pois, e quella mi dice: "you know, it's easier". Si come no, finire in ospedale è più facile, altro che. Con le dovute parole e con tutta la diplomazia di questo mondo le ho detto che siccome la vedo sempre iperattiva e indaffarata, per me cucino io, così lei ha un pensiero in meno. Io pure. Vogliamo parlare delle uova? Il guscio è completamente bianco, e il tuorlo è fosforescente. Lei compra confezioni da 24 che lascia scadere e mangia anche dopo un mese. Tanto sono buone lo stesso, dice. Auguri. Come la marmellata, sopra al vasetto c'è scritto chiaramente di metterla in frigo dopo l'apertura. Io sono qui da due settimane e il vasetto è lì fuori e lei tutte le mattine ne mangia un po'. Ma che razza di conservanti ci mettono? Il pane poi al supermercato non se lo fila nessuno. Chili di sacchi di pane per toast, così se va via la luce, oltre a non essere capaci di aprire le scatolette ci tocca pure di mangiare del pane che sa di carta. Questi americani, sembrano un popolo di giovinastri scappati da mamma europa. Certo, sono liberi di fare quello che gli pare, che nessuno gli dice niente. Però sono anche un popolo senza memoria. Mi viene da prenderne uno e dirgli: la mamma non ti ha detto che se metti un chilo di burro di arachidi su una fettina di pane chimico poi ti si impenna il colesterolo e rischi l'infarto? Veh, te lo dice anche la tv. Bah. I tortellini buitoni però ci sono e sono importati. Costano 7 dollari. Ah, dimenticavo il latte! Nancy compra la bottiglia di plastica da 5 litri, e lo lascia nel frigo aperto un mese. Ho avuto il coraggio di provarlo e sa di acqua. Dopodiché mi sono dichiarata allergica al latte e non ci penso più. L'idea più buona che ho avuto negli ultimi due anni, è stata di portare con me la moka e un pacchetto di caffè. Come lo fa Nancy? Tazza, bustina, acqua, microonde.

Ma loro, come ci vedono?

Ne restereste stupiti. Io sono partita preparata psicologicamente a nascondermi per la vergogna, a causa delle prodezze del nostro presidente del consiglio. In Inghilterra e in Francia ad esempio la stampa ci sta andando giù pesante. Qui no. Il 90% degli Americani non si interessa di politica estera, Berlusconi non sanno nemmeno chi sia. Meno male. Gli Italiani qui sono rispettati grazie al loro background culturale, e... culinario. Praticamente siamo visti come i detentori di antichi segreti, secondo cui è possibile stare in salute mangiando bene. La televisione qui è veramente martellante su questo argomento. La stanno usando per cercare di insegnare a questo popolo che imparare a mangiare bene ti può salvare la vita. Ci sono quiz sulle calorie o sulla ripartizione fra carboidrati, proteine e lipidi, in un determinato tipo di cibo. C'è il grande fratello dei ciccioni, "The bigger loser", dove persone mediamente sopra i 200 kg fanno ginnastica tutto il giorno e vince chi perde più chili. Ci sono pubblicità sponsorizzate dal governo, alcune delle quali associate a prodotti italiani, che spiegano che le vitamine si trovano anche nella frutta e nella verdura, mica solo nelle pillole. Pensa un po'. Dovreste vedere l'intera corsia dedicata alle pillole al supermercato. Enorme. L'altro giorno Nancy mi ha chiesto di insegnarle a cucinare la pasta come si deve. Si è impegnata, ha perfino comprato la Barilla. Quando sminuzzavo aglio e prezzemolo, mescolandoli all'olio di oliva mi guardava come se fossi il mago merlino con la pozione magica. Mentre mangiava mi ha detto dieci volte it's delicious, thank you.

domenica 11 ottobre 2009

C'è vita là dentro.

Tu, ti mangi una mela e butti il torsolo nella spazzatura. Nancy lo butta nell'enorme buco fagocitatore che è lo scarico del lavello della cucina. Il diametro è il doppio di quello che siamo abituati a vedere noi. A questo punto ti chiedi: ma non si intasa mai? Si, quando ci butta i broccoli surgelati che avanza, si intasa. A quel punto apre lo sportellino sotto e preme un altro bottone black & decker, e si attiva un tritatutto che riduce in polvere tutti i residui alimentari presenti nel tubo. E' una cosa che fa paura, seriamente, per pensare che lì dentro ci sia il mostro di Loch Ness manca solo il burp alla fine. Quando lavo i piatti fortunatamente non ci penso, perché di fronte a me ho una finestra che da su un bosco pieno di scoiattoli. Questa zona è incredibilmente verde. Comunque, a proposito di scarichi estranianti, devo aprire una parentesi sul water. Io devo ancora capire perchè in una nazione dove tutto è enorme, l'unica cosa stretta sia il tubo di scarico del water. Ogni volta ti viene l'ansia che non vada giù tutto. Quando premi la leva di scarico, parte un frastuono che ti sembra di avere scaricato le cascate del niagara, seguito da un fischio di riflusso, tipo ffffiuuu che ha un intonazione quasi da voce umana. Davvero inquietante, sembra un grido di disperazione. Il water della scuola non ha questo fischio, e a volte penso che questa casa stia sviluppando una vita propria.

In questa casa non c'è una scopa.

Nancy al sabato passa l'aspirapolvere. Il VACUUM. E' il più grande aspirapolvere che abbia mai visto, non è dotato del tubo che va ovunque, e alla base ha una specie di cubo aspirante che essendo grosso non riesce a passare sotto al letto. Io quelle tre dita di polvere lì sotto non le posso vedere. Approfitto del fatto che Nancy è a casa del fidanzato per il week end e apro tutte le porte degli sgabuzzini per vedere se trovo una scopa. Ho trovato 5 sgabuzzini, ma la scopa risulta non pervenuta. Cerco la traduzione di scopa sul vocabolario per chiedergli dove sia, e scopro che si dice BROOM. Cerco di trattenere le risate, e chiedo. Nancy, where is the broom? What? The broom, you know, instead of the vacuum. Buhahaha. Non ce l'ha. Qualsiasi attrezzo che è sprovvisto di filo elettrico, non esiste. Perfino l'apriscatole. Nancy, devo aprire la scatoletta di tonno, dov'è l'apriscatole? Mi prende la scatoletta dalle mani, preme un bottone sul muro ed una lama rotante Black & Decker esce da sotto il mobile. Mentre io sgrano gli occhi terrorizzata, lei gira la scatoletta intorno alla lama, et voilà, aperta in tre secondi netti. Sul colore dell'alimento presente all'interno al momento sorvolo, perché la questione cibo merita una profonda analisi e adesso non ho tempo.

Da Bologna a Boston

...senza passare dal via. Per la verità non è stata una scelta ragionata, mi sono semplicemente lasciata trasportare dagli eventi. Avevo bisogno di un cambiamento e il destino mi ha portato qui.
Ho deciso di scrivere questo blog per raccontarvi l'america dal mio punto di vista.
Per prima cosa, bisogna mettersi in testa che l'America non è New York. Molti europei vanno in vacanza lì e pensano che negli Stati Uniti sia così dappertutto. Assolutamente no. A parte quelle cinque-sei mega metropoli, nel resto del paese la vita è molto diversa. Io sono qui per frequentare un corso di inglese per qualche mese, ancora non ho deciso quanto rimanere esattamente. E' inutile tentare di fare piani, perché nel frattempo succede sempre qualcosa che non ti aspetti. Intanto mi cimento nel mio sport preferito, l'analisi dell'antropologia sociale. Per la precisione ritengo sia molto interessante l'osservazione delle differenze culturali fra i due popoli.
Inizialmente, per quanto riguarda la mia sistemazione cercavo una stanza in un appartamento condiviso, ma visti i prezzi ho deciso di servirmi della accomodation della scuola: la stanza in una famiglia di english native speakers.
E così, due settimane fa sono arrivata qui, in una villetta di periferia. Una enorme casa di legno, tipo quella di Clint Eastwood in Gran Torino, per capirci. La mia famiglia ospitante è una insegnante probabilmente sessantenne. Dico probabilmente perché quando le ho chiesto l'età si è offesa, e mi ha detto che lei è giovane dentro. Infatti non si è sposata, nonostante sia fidanzata da 24 anni. Dice che qui è normale che ognuno stia a casa sua. Si vedono nel week end, proprio come due ventenni qualunque. La settimana scorsa sono andati a fare il bagno nell'oceano. Come potete già intuire, le differenze culturali a prima vista sono abissali. Ce la vedete vostra nonna con la panza cadente mettersi il costumino mentre fuori ci sono quindici gradi e tuffarsi nell'acqua gelata col boyfriend? Come on! Il suo nome è Nancy. Il suo intercalare preferito è: you know. L'altro giorno neanche a farlo apposta a Fox News hanno trasmesso un servizio sulle parole più abusate nello slang abituale. Al primo posto, se avete visto tutte le puntate di sex & the city, magari potete indovinare che c'è "whatever...". Al secondo c'è Nancy e il suo "you know". Al terzo "it is what it is", ma questa è un altra storia. Quando qualcuno gli sta antipatico, e lei decide di raccontarti il perché, l'intercalare subisce una modifica e diventa "you know, he/she is a jerk". Ci ho messo un po' a capire l'esatto significato della parola, più o meno dovrebbe essere una via di mezzo fra sfigato e coglione. Hai capito, miss finezza. La prima volta che ho messo piede in casa sua, ho pensato che gli americani non hanno il senso della misura. Per questo, tutto è enorme. Ogni volta che fa la spesa, torna a casa con la mega auto familiare murata di provviste per l'intero inverno. Ci va ogni settimana. Ogni domenica per la precisione, perché qui tutto è aperto 7 giorni su 7. Il governo, avendo a che fare con gente sprecona molto simile a lei, ha pensato bene di introdurre una tassa sulla spazzatura. Ogni settimana può buttare un solo sacco, se deve buttare di più deve pagare una tassa. "You know, they are jerks", mi ha detto mentre me lo spiegava. Questo è il motivo per cui questa casa un giorno esploderà. Dentro c'è qualsiasi cosa. I metri cubi di aria libera sono nelle due stanze in cui ospita gli studenti della scuola, in cucina e nel bagno. Tutto il resto è invaso di cose inutili e superflue. Credo che da qualche parte ci sia sepolta una cyclette. La cantina sembra presa da uno di quei film in cui il mondo viene devastato da un uragano e tu ti salvi perchè lì sotto hai un Mac Gyver imbalsamato con tutta l'attrezzatura e pronto all'uso in caso di bisogno. Cosa se ne fa di due mega lavatrici? Una è per lavare e una è per asciugare. Perché dopo aver fatto la doccia devo accendere il ventilatore che butta fuori l'aria calda? Non posso semplicemente aprire la finestra e risparmiare l'energia elettrica? Questa donna, a sessantanni lavora dodici ore al giorno. Sul suo biglietto da visita c'è scritto "creative resources". Oltre a ospitare studenti, da lezioni private di inglese a domicilio, ai figli degli immigrati ricchi. Lavora così tanto per pagare quattromila dollari di riscaldamento ogni inverno. La casa è enorme, ed essendo fatta di legno è tutta uno spiffero. Trasferirsi in un appartamento, comprarsi un'utilitaria e lavorare meno, no? Questo è il punto. Non ci si può sentire poveri, l'ostentazione è d'obbligo. That's America, baby.