venerdì 30 luglio 2010

Se si gioca, io sto in porta.

Negli ultimi mesi ho bramato una routine e ora è arrivata. Le giornate scorrono velocissime, oggi è già un mese che lavoro qui, e davvero mi sembra di aver suonato il campanello ieri per venire al colloquio. Mi dispiace molto non potere parlare più di tanto di questo lavoro (almeno per il momento) ma quando l'altro giorno una di voi mi ha chiesto "ma l'azienda è di quella ragazza che ti ha fatto il colloquio" ho capito che forse qui sul blog non ho descritto molto bene le dimensioni di questo posto. Vi metto un paio di foto per rendere l'idea. Nonostante si sia deciso di scendere in campo su internet soltanto adesso, l'ambaradan è in piedi da trent'anni. Oggi ci hanno chiamato fuori per fare la foto aziendale di gruppo, e con l'occasione ho scoperto che proprio qui accanto abbiamo un campo da calcio privato, che abbiamo calpestato in massa per lo scatto. Purtroppo non ci avevano avvisato prima, e casualmente ce l'hanno fatta proprio l'unico giorno in cui ho azzardato le converse ai piedi. In ogni caso mi sono messa dietro, così non esistono prove. Finalmente le temperature fiorentine sono in calo e così questa settimana sono uscita soltanto Mercoledì per presenziare al concerto del teatro degli orrori. Musicalmente mi sono piaciuti proprio tanto, voto otto. Voto quattro ai discorsi gggiovanilistici del cantante (sà ormai ho una certa età), voto zero ai tecnici della fortezza che quando è saltata la luce all'inizio dei bis non sono stati in grado di ripristinarla prima di venti minuti. Voto nove al cantante che non sapendo più cosa fare per ammazzare il tempo sul palco buio si è buttato all'improvviso sul pubblico per fare crowd surfing. Voto cinque a me che dopo dieci minuti di black out mi sono stufata e sono tornata a prendere la tramvia.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Io amo questa donna che va al concerto del Teatro degli Orrori e poi si stufa e va casa.
Mi interessa la giacca in alto del secondo espositore da sinistra. Grazie.

Seba

kay ha detto...

no aspè non era chiaro, ora ho corretto. sono andata a casa dopo dieci minuti di black out (che è avvenuto durante i bis)
(per quanto riguarda la giacca aspetta settembre :P)

Kekule ha detto...

Cose de poeti africani uccisi da impegno sociale de noantri nun me piacciono, ma le chitarre de Il Teatro degli Orrori sono da invidia assoluta. No, io sono rimasto a ridere con gli amici durante l'imbarazzante blackout.

kay ha detto...

ah ma c'eri?? non t'ho visto!

Kekule ha detto...

E un s'era miha pochini vien via...

Anonimo ha detto...

Capito. Kekule, ma sono l'unico cui il secondo album è piaciuto almeno quanto il primo? Tra amici e conoscenti, l'hanno stroncato tutti.

Seba

Kekule ha detto...

No Seba, non voleva essere un confronto "in casa" Teatro degli Orrori, è che proprio sono un po' allergico all'impostazione di base. Ma ho promesso ad un'amica di riascoltare per bene almeno il secondo album, sebbene non sopporti i testi ipertroficamente "impegnati" ed i video musicali con gli abbracci maschi degli uomini di mondo. Comunque il live, seppur col pastrocchio vocale tra parole e musica (è difficilissimo ascoltare il singolo brano!), non m'è mica dispiaciuto. Ribadisco: hanno le chitarre migliori che si siano mai sentite da anni a questa parte, e questo mi pare positivo, no?

Anonimo ha detto...

Assolutamente. Se ti piacciono le chitarre (mica solo elettriche) non è che il panorama italiano offra granchè, salvo forse Il Pan del Diavolo, che mi divertono tanto. I video non li ho visti, però credo che il tentativo di darsi un'aria pseudoimpegnata dipenda in gran parte dal fatto che ormai si sentono artitisti con i blablabla e le responsabilità percepite del caso. Percepite da loro però.

Seba