martedì 27 aprile 2010

How are things on the West Coast?

Ieri mattina abbiamo lasciato Dallas. Dopo esserci preparati succulenti panini in aeroporto (vista la precedente esperienza) siamo saliti sul volo per San Francisco, con scalo a Phoenix. Ero seduta accanto al finestrino e così mi sono potuta rendere conto di cosa è l'Arizona. Ho visto un enorme deserto di nulla, infinito, circondato dalle montagne, con letteralmente zero case per chilometri e chilometri. Alla fine di questo deserto inizia una distesa altrettanto infinita di cemento, che è Phoenix. Anche questo volo era in ritardo e per prendere il secondo abbiamo battuto il record dei 400 siepi con salto di valigie. E poi, dopo due ore e mezza, finalmente San Francisco. Verso la fine di dicembre ero stata molto indecisa, riguardo al fare la seconda parte di corso in questa città, ma poi a Boston mi sentivo a casa e sono rimasta lì. Non vedevo l'ora di venire a scoprire se avevo fatto bene o no. San Francisco è sicuramente molto caratteristica e viva, e sono convinta che ci si passerà una bella vacanza. Se invece la guardo dal punto di vista esclusivamente pratico, non ho rimpianti. Come saprete, la conformazione morfologica rende difficili le lunghe camminate a piedi, dopo mezza giornata di esplorazione ho già male ai polpacci per colpa delle innumerevoli salite. I trasporti pubblici sono carissimi, la metropolitana si paga un tot a fermate, quindi se devi andare lontano roba che la paghi anche dieci dollari a corsa. Per mangiare siamo andati a fare la spesa per risparmiare, e abbiamo pagato 4 dollari per tre pomodori, 4 dollari per 4 mele e 6 dollari per dei biscotti perché il tipo si è sbagliato e ce li ha battuti due volte ma ce ne siamo accorti troppo tardi. Probabilmente se avessi deciso di terminare il corso qui, al termine sarei tornata a casa senza potermi permettere tutti questi viaggetti. Per non parlare del clima, che ci ha accolto con nebbia, pioggia e umidità. Ok, qui non nevica mai, ma se devo stare 300 giorni l'anno senza vedere il sole forse è meglio vederlo alternato con delle nevicate da paura per quattro mesi, e stare bene tutto il resto dell'anno. Del resto una famosa citazione, erroneamente attribuita a Mark Twain definisce l'estate di San Francisco come "l'inverno più freddo di tutta la sua vita". Dei terremoti poi non ne parliamo nemmeno, giusto per scaramanzia. Bene, ora che non ho più rimpianti posso andare là fuori e godermela fino in fondo. San Francisco arrivooooo!!


1 commento:

Gabriele ha detto...

La cosa che a me aveva colpito di San Francisco è la possibilità di prendere anche solo una bici e essere in pochissimo tempo fuori dalla metropoli, im mezzo a delle colline stupende. Da questo punto di vista l'ho trovata molto più "sostenibile" delle altre città americane che ho visto (che non sono tantissime a dire la verità...), però io sono claustrofobico più del normale...Salutami i leoni marini!