sabato 26 dicembre 2009

Conto alla rovescia

Fra 4 giorni riparto, o almeno ci provo.
Oggi ho letto sul giornale di un tentativo di attentato, su un aereo che da Amsterdam va negli Stati Uniti. Ovviamente, il biglietto che ho in tasca io fa scalo ad Amsterdam. Non bastava il maltempo per farmi temere ritardi, ora bisogna mettere in conto anche l'aumentata paranoia dei dipendenti aeroportuali. Sarebbe carino arrivare in tempo per festeggiare il capodanno. Fortunatamente, per i controlli ho almeno 4 ore di tempo fra un volo e l'altro, e dovrebbero bastare. Devo ricordarmi di non mettere cose strane nel bagaglio a mano, e niente calzino bucato!

mercoledì 23 dicembre 2009

Diamo un nome al responsabile.

Ieri sono andata in ufficio a Bologna a trovare gli ex colleghi, e ho avuto modo di ricordarmi bene la causa scatenante del mio licenziamento e conseguente inizio dell'avventura Bostoniana: TRENITALIA. Ho lavorato a Bologna 6 anni, e ho resistito così tanto solo perché mi piaceva il mio posto di lavoro, e perché avendo lavorato precedentemente in un altro paio di posti, sapevo bene com'è quando il titolare non viene incontro alle tue esigenze. Insomma, è uno di quei rari posti in cui puoi dire che "si sta bene". Dopo tre anni di pendolarismo, passati trascorrendo fuori casa 11,x ore al giorno (1 ora di viaggio di andata, 8 ore di lavoro, 1 ora di pausa pranzo, 1 ora di viaggio di ritorno, x minuti/ore di ritardo del treno), ho deciso che così non potevo andare avanti e mi sono trasferita a Bologna per due anni. Poi siccome ero riuscita ad ottenere il part time, e siccome gli esseri umani hanno la memoria molto corta, sono tornata all'ovile e ho pendolato un altro anno prima di scoppiare.
Ieri, il mio treno di ritorno, partito in ritardo di 45 minuti, si è fermato per altri 15 minuti alla stazione successiva per raccogliere dei disperati fermi da un'ora su un treno rotto in mezzo alla campagna, senza riscaldamento. Entrambi i treni erano pieni, e dopo aver caricato queste persone si è creato un non proprio piacevole effetto "le sardine in scatola stanno più comode", anche chiamato "scusi, può spostare la sua ascella dal mio naso?".
L'amministratore delegato di trenitalia Mauro Moretti, invece di scusarsi per la manutenzione carente, dà la colpa al tempo. In Russia (che non è proprio una nazione famosa per la sua efficienza come lo è la Finlandia), ieri i vecchi treni della Transiberiana filavano lisci come l'olio alla simpatica temperatura di meno trentadue gradi centigradi.
E poi ha detto quell'altra frase, con cui probabilmente ha segnato il suo destino lavorativo. Qualcosa che a me è suonato come "se hanno freddo che si portino le coperte".
Signor Amministratore, si ricorda cosa è successo a Maria Antonietta quando ha detto "se non hanno il pane che mangino le brioches?".

giovedì 17 dicembre 2009

Per fortuna che riparto presto

Dopo l'assalto a Berlusconi, il nostro presidente del senato ha definito Facebook più pericoloso dei terroristi degli anni '70. In un certo senso ha ragione, ma non nel senso che intende lui. Facebook può istigare alla violenza come qualsiasi muro per la strada, a causa di una scritta spruzzata con vernice spray. Tanto più che l'assalitore del primo ministro, non era nemmeno iscritto. Io credo che internet in generale sia più pericoloso per le loro poltrone, a cui i vecchi politici italiani sono saldamente ancorati e non sembrano intenzionati a mollare la presa. Per la prima volta nella storia del mondo esiste una piazza virtuale dove il popolo si può confrontare, e questo spaventa i potenti mille volte di più di dieci sfigati che piazzano bombe in giro. Il ministro dell'interno vuole predisporre una legge per "mettere ordine nel web" seguendo il brutto esempio di Cina e Iran. Non sono belle cose da leggere nel 2009 in un paese che si definisce "libero". Nei tanto criticati Stati Uniti, nessuno si sarebbe mai sognato anche solo di pensare una cosa del genere. La libertà di parola è espressa alla massima potenza lì. Non sopporti qualcuno? Sei libero di prendere un microfono, andare in tv e lavare i suoi panni sporchi in pubblico, purché tu dica sempre la verità. Santoro, Biagi e Luttazzi non avrebbero avuto nessun problema a svolgere il loro lavoro. In America Dave Chappelle è uno che ne dice di tutti i colori su tutti, le sue comedy su youtube sono imperdibili. Grazie a tutto ciò, tanto per fare un esempio qualsiasi, se Nancy dovesse capitare sul mio blog non mi denuncerebbe mai. Spero. (Non si sa mai, ultimamente il blog ha rilevato diverse visite provenienti da Boston, dopo essere passati dal traduttore automatico di google... Hi folks!)

sabato 12 dicembre 2009

Casa, cara casa.

Sono a casa. Appena scesa dall'aereo intorno a mezzogiorno, ho sentito il calore del sole sul viso, e ho capito che nemmeno questa è una cosa che va mai data per scontata. Ho capito che chi ha scritto "O sole mio" probabilmente era stato via dall'Italia per un po' e quando è tornato si è reso conto che qui è diverso. Dicevamo no more Nancy. Il giorno prima di partire sono andata a vedere un paio di stanze che si liberano dal primo gennaio. "Non ti preoccupare, fino a quando non trovi puoi stare da me", mi ha detto la solita persona disinteressata. La prima stanza era senza mobili, nell'annuncio si erano dimenticati di scriverlo, e quindi l'ho bocciata a priori. Nella seconda, la padrona di casa potrebbe essere una papabile nuova Nancy. Questo blog non può perdere tutti i suoi "personaggi", senza acquisirne di nuovi, che diamine. L'unico problema è che non si sa il suo nome. La signora cinquantenne è un'artista, negli anni d'oro vendeva le sue bizzarre sculture per un sacco di soldi. Ora che il boom è finito, è rimasta a piedi con una mega casa in zona semi-centrale, e per campare oltre a lavorare in biblioteca, affitta le stanze di casa sua. Dicevo, non si sa il nome perché sul suo sito internet c'è scritto A.E. Cognome, e lei mi si è presentata dicendo "piacere, AE" che pronunciato all'americana diventa "piacere, ei i". Questi artisti a volte sono eccentrici. Ho scelto di andare a vedere la casa di ei i perché mi ha colpito il suo annuncio, che conteneva due frasi interessanti:
1) nella mia casa si respira un'atmosfera indipendente, calma, amica, funky e letterata.
2) non rispondete all'annuncio se fascisti o stupidoni invertebrati.
Nancy se fosse cresciuta in Italia sarebbe stata fascista. Quando vede Obama alla tv dice "such a jerk". Ei i sembra molto più rock n' roll. Tipo una ex hippie. Abbiamo parlato molto di arte italiana, dice che ha fatto molti viaggi dalle nostre parti. Anche lei ha un boyfriend come Nancy, che la viene a trovare ogni tanto. Ho cercato di capire perché questa gente alla loro età, non vanno a vivere insieme. Ci ho riflettuto pensando anche a Nancy, e sono giunta alla conclusione che il loro problema più grande è la casa in questione. A Boston i condomini appena esci dal centro non esistono più. Sono tutte mega case indipendenti. Ho guardato i prezzi nella vetrina di un'agenzia immobiliare, e mediamente si aggirano intorno al milione e mezzo di dollari. Nella lussuosa Beacon street a Newton arrivano anche a tre milioni di dollari. Eh, quando hai cinque camere da letto il prezzo sale, non importa se la casa è di legno e non l'hai ridipinta di fresco. Quindi ora questi americani si ritrovano in queste enormi case ereditate (Nancy) o comprate quando erano straricchi (ei i), e devono fare i conti con gli alti costi di manutenzione, rapportati alla loro natura sprecona. Io non ho resistito e gliel'ho chiesto.
k: ma perché lei e il suo fidanzato non vendete entrambi le vostre grandi case e non andate a vivere insieme?
eii: perché il mercato è pieno di case in vendita come questa e non c'è nessuno che le compra, quindi siamo costretti a tenerci le nostre due case e a mandarle avanti come possiamo.
Ecco perché Nancy fa tre lavori per pagare le bollette.
k: nel prezzo dell'affitto della stanza sono comprese anche le spese, giusto?
ei i: sì, c'è l'acqua, la luce, il gas, internet.
k: e non c'è da pagare nient'altro vero?
ei i: veramente ci sarebbe un'altra cosa. Quando compro la carta igienica divido il costo fra me e gli inquilini.
k: ah.
ei i: e poi ci sono alcune regole della casa, che ho scritto qui in questi due fogli.
k: vediamo... fare docce corte per risparmiare energia, no animali domestici, vietato fumare in casa, pulire la cucina e il bagno a turno, ricordarsi sempre di tirare giù la tavoletta del water...
ei i: quella è per gli uomini, è una cosa che proprio non sopporto.
k: lasciare le bici fuori di casa...
ei i: quella è perché una volta ha vissuto qui un tizio che si portava la bici dentro la camera.
k: spalare la neve d'inverno e passare il rastrello d'estate...
ei i: quella è perché io ho mal di schiena e devono farlo gli inquilini.
k: ok, ci penso un paio di giorni e le faccio sapere.
No, non è che mi ha spaventato lo spalare il metro di neve davanti a casa. Però insomma, chiedi un affitto tutto incluso e poi ci aggiungi tipo due dollari al mese di carta igienica? Ma per favore. La tengo in sospeso e vedo se trovo di meglio. Però peccato perché sono convinta che per il blog sarebbe stata interessante.

venerdì 11 dicembre 2009

Goodbye Nancy

Ultima cena con Nancy. Tre mesi passano in fretta. "Domani sera cucino io!" le sue parole del giorno precedente. Sono stata fortunata, era busyyyy e' arrivata a casa tardiiii e non aveva voglia di cucinare. Ha ordinato due pizze. Qualcuno mi deve spiegare perche' se in america ordini una pizza pepperoni ti arriva una pizza con la salsiccia tipo salame. Dovrebbero tipo scrivertelo sul libretto delle istruzioni per l'uso sull'aereo, non so, una cosa tipo "attenzione i pepperoni non sono quello che pensi tu". Per la cronaca, se vuoi la salsiccia di carne devi chiedere sausage, se vuoi i peperoni devi chiedere peppers.
Ieri mattina non sono andata a scuola, mea culpa. Era il penultimo giorno, ed in programma non c'era niente di importante. Mi sono alzata, ho guardato fuori dalla finestra, ho scattato una foto e sono tornata a letto. Questo e' quello che ho visto:
Per la seconda parte del corso alla fine ho confermato Boston. Sto davvero bene qui, non c'e' motivo di cambiare. Alla fine ho pure scoperto che mi piace la neve. O forse mi piace murarmi in casa con un metro di neve fuori. Insomma, domani parto e non sono triste solo perche' so che ritornero'. Pero' no more Nancy house, questo e' sicuro.
Quindi le prossime due settimane saro' in Italia. Per quando ritorno a Boston, sono indecisa fra il riempire la valigia di vestiti pesanti o di cibo buono. Entrambe le cose sono necessarie per la sopravvivenza. Magari il giorno prima di lasciare il paesello mi spedisco un pacco di cibo tipo quelli pro terzo mondo.
Ora forse lo so perche' la gente va a vivere in posti cosi' freddi.

lunedì 7 dicembre 2009

Stai sotto la neve.

Ieri sera. La prima nevicata seria della stagione. Intensa. Guardo fuori dalla finestra con perplessità. E' un eufemismo. Esco fuori per andare a una festa a casa di amici. Ragazzi che passeggiano con i pantaloni corti. Ho sempre immaginato così San Pietroburgo. Dentro la casa fa caldo. Cabernet sauvignon. Si festeggia il ritorno della neve. Mi isolo due minuti, penso a me sei mesi fa. Ora sono qui con gente che proviene da tutto il mondo. Tutti hanno alle spalle una lunga storia da raccontare. Ho imparato a misurare le inches. Ho mangiato l'hummus. Memorie del sottosuolo di Dostoevskij sulla libreria. Un disco di Sibelius. La chitarra e il violino. I saluti. Esco fuori. E' tutto bianco. Per terra ci sono circa 18 cm di neve: 7 inches. E' bellissimo. La mia reazione positiva stupisce anche me. Questa mattina. C'è un sole accecante che si riflette sulla neve bianca. Bevo l'ice coffee come i veri Bostonian. Quelli che Boston la pronunciano Bàshton. Vado in centro. Cammino attraverso il parco da sola. Neve, sole, scoiattoli, alberi, emozioni. A tear was almost rolling down because I was feeling happy. I'm not done with this city. Omg. Torno verso casa. Il paesaggio attorno ai boschi della campagna è perfino più bello di quello autunnale. Il vialetto di casa è innevato. Nancy mi ha lasciato la pala da neve appoggiata alla porta. Tzè.

venerdì 4 dicembre 2009

Non si smentiscono mai

Ogni tanto mi capita di trovare qualcuno di voi in chat. Le vostre domande preferite sono: e Nancy? E Jin? Come stanno? Che combinano?

Ieri mattina l'omino della tv via cavo è venuto a casa di Nancy. Ieri pomeriggio quando sono tornata a casa non funzionava più il wireless.
k: Nancy non mi funziona internet.
n: sul mio pc fisso funziona.
k: strano, deve essere colpa del router.
Nancy si arma di torcia elettrica e va in spedizione fra i cumuli di polvere sotto al tavolo del suo pc. Il contenuto che segue non lo traduco perché è vietato ai minori.
n: I'm busyyyyy, I don't have the time to do this fuckin shit, come on fuckin router, it must be fault of that fuckin jerk of the cable tv, such a pain in the ass. Simona, ora funziona?
k: no, non va ancora.
n: what a jerk. damn. do you know I'm busy, I have to go.
Prende la porta ed esce.
Io nel frattempo mi metto a leggere i fogli lasciati dall'omino e trovo la nuova password del router. Nancy torna a casa un'ora dopo.
k: l'ho sistemato, il tizio aveva scritto la password su un foglio
n: e non me l'ha detto? What a stupid jerk. Che sia parente di Jin?


Oggi ho visto Jin a scuola durante l'intervallo, era triste. Io stavo controllando la mia mail sul pc.
Jin: last day. Ultimo giorno e poi torno in Corea.
k: oh, mi dispiace.
Jin: aspetta ho una cosa per te.
k: ho paura. Fortuna che qui non ci sono fornelli per riscaldare le lattine.
Corre nella sua classe e poi torna tenendo in mano un bombolone al cioccolato (senza reggerlo con un fazzoletto) e me lo deposita sulla pulitissima tastiera del pc.
k: e questo cos'è?
Jin: mia compagna di classe al pomeriggio lavora da Dunkin Donuts e la mattina ci porta le paste del giorno prima. Tu mangiare.
k: ah. Grazie. Fai buon viaggio.
Ecco io anche se mi concentro non riesco ad immaginare nulla al mondo meno sano dei bomboloni di Dunkin Donuts. Forse l'unica cosa peggiore sono i bomboloni di Dunkin Donuts del giorno prima, lasciati fuori frigo, trasportati a mano e depositati sulla tastiera.

Strategia della tensione

Alcuni annunci che vengono trasmessi con l'altoparlante nelle stazioni della metropolitana sono degni di nota.

C'è quello che ricorda "gentilmente" alle persone di comprare il biglietto:
- gentili clienti, è il direttore dell'azienda dei trasporti di Boston che vi parla. Il mancato acquisto del biglietto è una violazione della legge generale del Massachusetts. Se non lo acquistate siete dei criminali brutti e cattivi e vi possiamo appendere al muro e vi meritate di essere presi a pomodorate in pubblico. (Non dice proprio così, ma il tono è esattamente quello)

C'è quello che fa presente la stramba iniziativa popolare di turno:
- gentili clienti, vi ricordiamo che domani 14 novembre è la giornata nazionale della sicurezza sulla scala mobile. Vi preghiamo di utilizzare le scale mobili domani stando particolarmente attenti. (Chiaramente gli altri giorni anche se qualcuno si ammazza perché inciampa non gliene importa niente a nessuno).

C'è quello contenente il messaggio subliminale compreso nel kit del bravo cittadino:
- gentile cliente, è lo sceriffo capo che ti parla. La sicurezza della città dipende anche da te. Tieni gli occhi aperti e comunicaci gli avvenimenti insoliti allo 617-xxx-xxxx. If you see something, say something! (Se vedi qualcosa, dì qualcosa).
Qui se penso all'italianissimo "io non c'ero e se c'ero dormivo", mi scappa da ridere. Poi invece se penso che l'altro giorno una mia compagna di classe sentendo pronunciare la parola something durante la lezione è uscita fuori come ipnotizzata dicendo ad alta volce "if you see something, say something", ecco non rido più.

Infine c'è quello per i fan di Chuck Palahniuk:
- 123 prova addetti alle tubature, 47, 15, 27, 95, 123 prova, pronti, 35, 22, 63.
Quando l'ho sentito ho pensato a lui che diceva che quando in luoghi pubblici devono allertare le guardie per attentati, catastrofi, incendi, alluvioni, madonne, trasmettono messaggi in codice per non spaventare la gente. Il mio secondo pensiero è stato "bullshit". Un minuto dopo ho sentito scattare l'allarme incendio e ho cambiato idea. Ho camminato fino alla fermata successiva, che non si sa mai. Nei romanzi c'è sempre un fondo di verità.

giovedì 3 dicembre 2009

vuoi un kabob?

Ho visto questa scritta "kabob" su diverse insegne giu' in Downtown. Sulle prime non ci ho nemmeno fatto caso, ho pensato che fosse tipo una marca di qualcosa. Che ne so, tipo: caffe' kabob.
k: ti piace il kebab?
j: si, certo adoro il kebab
k: ma esiste qui a Boston? non ne ho ancora visto uno.
j: come no, e' pieno, ce n'e' uno anche li'
k: il kabob?? ma non esiste che gli cambiano le vocali, tu mi hai appena detto kebab.
j: -_- prova a pronunciare kabob con accento americano...
k: ops.

domenica 29 novembre 2009

Le ultime parole famose

Il giorno dopo, a Montreal c'era un vento che soffiava a 50 km/h.
L'unica cosa fattibile durante una giornata così è passeggiare fra i negozi della città sotterranea, che è stata creata per permettere alla popolazione di sopravvivere anche in questi casi.
Perché la gente va a vivere in posti così freddi?

sabato 28 novembre 2009

Montreal

Questa è una di quelle cose che fai per poterle raccontare. Tipo: ti ho mai detto di quella volta che sono andata in Canada per il week-end spendendo solo 8o euro?
Il cambio euro/dollaro è superconveniente, e il cambio euro/dollarocanadese lo è ancora di più. 80 dollari americani di autobus, e 40 dollari canadesi di ostello fanno circa 80 euro per l'appunto.
Montréal è meravigliosa. Potete constatarlo guardando le foto qui. Le sette ore di autobus sono state intervallate da una pausa pranzo di mezz'ora, e praticamente non ce ne siamo nemmeno accorti. Siamo? Ah già, sì, perché qualcuno ha comprato il mio stesso biglietto all'ultimo minuto. Avevate dubbi??
La temperatura è più bassa rispetto a Boston, giusto un paio di gradi sopra lo zero, ma il freddo percepito è molto meno perché qui non c'è umidità, e soprattutto non c'è quel venticello bastardissimo che ti entra nelle ossa. In compenso qui c'è molto più traffico. Mi fa strano che le auto non abbiano la targa davanti e in quella dietro sotto ai numeri c'è scritto "mi ricordo". In america ogni stato scrive una frase nelle targhe. Personalmente preferisco la frase scritta sotto la targa del New Hampshire "live free or die". Montréal si trova nel Quebec, e io adoro parlare francese. Purtroppo non pratico, e quindi incespico parecchio, però ci provo. Quando la gente non mi capisce non è un problema perché qui sanno tutti anche l'inglese.
La cattedrale di Notre Dame è meno imponente della cugina parigina, ma merita comunque. Altre cose degne di nota sono la città vecchia, i dolci che vendono nella enorme Chinatown, il mercato della petite Italie (la little Italy), la scalata del Mont Royal e rue Sainte Catherine.

mercoledì 25 novembre 2009

La fidanzata perfetta

L'ho trovata. Come chi? La fidanzata perfetta per Jin!
Premessa: un mese fa, l'altra ragazza italiana della scuola mi ha raccontato della sua nuova compagna di stanza Taiwanese.
r: la mia nuova compagna di stanza è strana.
k: che fa?
r: ma tipo che non cena a tavola, impacchetta tutto e si porta i pacchetti in stanza e mangia sul letto.
k: certo che questi asiatici a volte è difficile capirli.
r: e poi quando vuole qualcosa te lo chiede cento volte finché non lo ottiene.
k: che stress.
Giovedì scorso stavo telefonando a mio padre dal voip presente sul mio portatile. Appena metto giù sento un toc toc sulla spalla.
m: sei italiana vero?
k: sì
m: mia compagna di stanza quando parlava telefono diceva sìsì come te, per questo io capire.
k: che culo.
m: posso chiederti un favore?
k: ma veramente stavo andando via.
m: ho prenotato albergo in Italia e non mi hanno mandato conferma prenotazione. Tu chiama.
k: io chiamo. ok. che sfortuna ho finito i soldi nel mio skype....
m: usare mio skype. dare me pc e io fare login.
E insomma, colta da un impeto di generosità chiamo per levarmela dalle scatole il più presto possibile. Il tizio dell'albergo mi promette che manda la conferma la sera stessa.
Il giorno dopo nell'intervallo resto in classe a rispondere ad alcune mail. Arriva lei e si avventa sul mio pc.
m: tizio non manda conferma. tu chiamare ancora.
k: magari la sta per mandare, aspettiamo la pausa pranzo?
m: ma io fretta. mi serve conferma per chiedere visto.
Impreco in turco e richiamo. Il tipo mi dice che ha avuto problemi col pc e io lo supplico di risolverli il più presto possibile.
Passa il week end. Maggie, la nostra eroina, si fionda dentro la mia classe di lunedì mattina mentre mi sto ancora svegliando.
m: tizio mandato conferma.
k: oh bene. così magari ti levi dalle palle, penso.
m: tu fare altro favore.
k: cosa??
m: tu trovare interprete per me e mio amico. noi fare fiera di scarpe a Garda.
k: sento da una mia amica che fa quel lavoro e ti so dire.
Tutta questa gentilezza non è da me. Chiedo alla mia amica interprete che mi da l'indirizzo mail di una compagna di scuola che abita da quelle parti. Giro la mail a Maggie, la quale scrive immediatamente una mail piena di domande del tipo quante volte al giorno vai al bagno, quanto è il tuo reddito, e vieni a prendermi all'aereoporto a Verona vero?
Il giorno dopo me la ritrovo addosso.
m: tua amica ha risposto che non può.
k: e ti stupisci? questa poveretta deve avere pensato che sei una psicopatica(penso). scusa ma io questa nemmeno la conosco (dico).
m: tu "gentilmente" trovare altra.
Io gentilmente è già molto se non le tiro il collo.
[mode bastarda dentro= "on"] Senti, perche' non scrivi una mail alla tua ex compagna di stanza, mi sembra di ricordare che lei sia proprio di Verona [mode bastarda dentro="off"]
E' o non è la donna perfetta per Jin? Io ce la vedrei bene con le cuffiette a papera.

domenica 22 novembre 2009

Tailgate party

In uno dei post precedenti vi ho già parlato dei tifosi dei Red Sox, la squadra di baseball di Boston. A quanto pare da queste parti i ragazzi sono tutti appassionati di sport e il baseball non è l'unica religione. Sono tutti incollati alla tv anche durante le partite di basket dei Celtics, e se si recano al palazzetto indossano la maglietta verde d'ordinanza. Non dimentichiamo il football americano e le magliette rosse e blu dei Patriots. Qui con il merchandising ci fanno un sacco di soldi. Indossare ovunque la maglietta del proprio team, o della propria scuola, è cool e ti fa sentire parte di qualcosa. I Boston College Eagles, sono la squadra di football dell'università di John. Le loro magliette sono gialle. Ieri hanno giocato l'ultima partita della stagione di campionato. Cosa ci trovano gli americani in questo sport zozzo e violento proprio non lo capisco. John mi ha invitato alla seconda parte del tailgate party dopo la partita. A quanto pare non puoi capire a fondo l'america se non hai mai presenziato ad un tailgate. Io l'unica cosa che ho capito è che qui ogni occasione è buona per fare dei party.
Comunque, tanto per rendere l'idea di come se la spassano nel tempo libero e aggiungere materiale al mio studio antropologico, provo a spiegarvi di che cosa si tratta. Il giorno della partita di football i vari gruppi di amici e alcuni dei loro genitori si accampano negli spazi verdi intorno allo stadio alle nove di mattina, con l'attrezzatura da pic nic professionale, tipo tavolini, sedie e mezzo supermercato. Poi, iniziano a fare fuori tutte le birre, i biscotti e le patatine e tutto il junk food che vi può venire in mente, fino a mezzogiorno. A questo punto si trascinano come possono dentro allo stadio, sbraitano urlano e ruttano l'impossibile per tifare la loro squadra, per le tre ore seguenti. Sì, lo fanno anche le madri. Alle tre finisce la partita, si ritorna tutti al proprio tailgate, e ha inizio il barbeque. A questo punto sono arrivata io con il mio cappottino, invitata da un sms di John che diceva "vieni al posto X alle 3, per il bbq". Senza spiegarmi niente di tutto ciò. Ero l'unica senza maglietta gialla, e senza infradito ai piedi. Per fortuna lo spirito di adattamento e di immedesimazione non mi manca. Mi sono bevuta immediatamente una birra per calarmi nell'atmosfera e mi sono chiesta perché con tutte le birre che ci sono al mondo questi si stanno bevendo della schifosissima Coors che sa di acqua tonica. Sul tavolo c'è anche del pessimo vino rosé della California. Il barbeque viene usato esclusivamente per cuocere hamburger che rapportati a quelli del Mac Donald sono anche molto buoni. Fiorentina? Qualcuno di voi lettori ha detto fiorentina salsiccia e castrato? Zitti per favore, zitti. ZITTI. Nella zona intorno allo stadio vedo qualcosa come tipo non lo so, forse quattrocento microassembramenti. Tutti allegri e spensierati. Ad un certo punto ho visto passare una birra Hoegaarden in mano a uno dei genitori e chiedo a John: dove l'ha presa lui quella? Non lo sa. Poi passa la moglie, con un bicchiere di vino rosso come dio comanda. Eh no eh, qui c'è qualcosa che non va. Attacco immediatamente discorso con la signora, perché io devo capire.
k: bella giornata eh?
s: oh sì. sai, questo tavolo di barbeque l'ho organizzato io per gli amici di mio figlio. ma tu da dove vieni?
k: io sono italiana, sono qui per qualche mese, per studiare inglese.
s: ah ma dai, anche mio marito è di origini italiane. E' per questo che noi preferiamo mangiare e bere le cose buone. Sai, gli americani sono talmente abituati a mangiare spazzatura, che loro non percepiscono la differenza.
k: eh infatti vedo che tutti quanti bevono la birra Coors, io non capisco come facciano.
s: ti racconto un segreto. All'inizio portavamo le birre buone e il vino buono, e altre birracce più economiche di scorta. Poi tutti bevevano prima le birracce e lasciavano quelle buone, allora abbiamo deciso di adeguarci.
k: però per voi portate ancora le cose buone, vero??
s: beh, certo, guarda questa bottiglia qui sotto il tavolo. Cabernet Sauvignon delle venezie. Vuoi sentirlo?
Bava indecorosa. Mi sono trattenuta a fatica dall'inginocchiarmi a terra per ringraziarla, erano oltre due mesi che non toccavo un goccio di vino.
s: buono eh? Vacci piano che io all'ultimo Tailgate mi ci sono sbronzata con questo!
Oh ma riuscireste a immaginarvi i vostri genitori che presenziano ad un party del genere, imboscandosi gli alcolici e raccontando la loro ultima sbronza? Io no.
Poi quando siamo andati via la signora ha messo in diversi sacchetti gli ultimi muffin rimasti e li ha distribuiti ai ragazzi per la colazione del giorno dopo. Nel mio sacchetto c'era la bottiglia di Cabernet ancora a metà. Sempre sia lodata.

sabato 21 novembre 2009

You should marry this man

John si è messo in testa di volermi conquistare sul serio. Non vorrei essere nei suoi panni.
J: posso invitarti a cena una sera di queste?
K: mmh, non so, vediamo, dipende.
J: daai. Ti porto nella migliore pizzeria italiana del North End. La pizzeria regina.
K: domani alle sette?
J: ok.
Dopo due mesi di cibo spazzatura, le parole pizzeria italiana suonano come il giardino dell'eden, capitemi.
Il giorno seguente alle sette aspetto John alla fermata della metro, ben avvolta nel mio cappotto, sciarpa, berretto. Arriva lui in jeans e maglietta.
J: non avrai mica freddo? Così vestita mi sembri una turista.
K: siete voi bostoniani che non siete normali, tzè.
J: no davvero, guarda le persone. Distingui quelli che sono nati qui perché hanno gli infradito a novembre, dagli altri che indossano gli stivali.
K: ora mi spiego questa schizofrenia nell'abbigliamento. Proprio non riuscivo a capire come mai queste differenze. In Italia quando fa freddo siamo tutti vestiti pesante.
Trenta minuti di metropolitana dopo, arriviamo alla pizzeria. Ci mettiamo fuori in fila. Un tizio si bulla con l'amico. Ha tutta l'aria di essare un maven.
Maven= tizi americani che si vantano di conoscere i locali più "in" del posto, e quando ne parlano nei loro blog, poi i loro amici ci si dirigono in massa. Un po' come Inkiostro in italia per i locali musicali.
T: staremo a vedere se questa è la migliore pizzeria del mondo, dice. Perché la migliore è vicino a casa mia.
J: per curiosità, dove vivi?
T: a Brooklyn, New York.
K: guarda, io quasi quasi mi sentirei di scommettere che tutte quelle che ci sono vicino a casa mia sono migliori di questa.
T: è impossibile. Da dove vieni?
K: ehm. Italy.
T: oh.
Il tizio si è zittito. Di nuovo uno a zero per noi.
La pizza che fanno lì, rapportata al cibo di queste parti è una manna dal cielo. Però il chiosco di Salvatore vicino a casa mia è ancora dieci gradini sopra.
Usciamo dalla pizzeria.
J: devo assolutamente portarti a vedere il mio posto preferito di Boston. Casualmente è a pochi passi da qui.
K: casualmente. Vabbè vediamo.
Passando attraverso un paio di vicoli nella zona del porto di lusso si arriva in questa banchina che ha una vista spettacolare. Davanti c'è il mare, i gabbiani, in lontananza si vedono gli yacht posteggiati e dietro le luci dell'aeroporto con gli aerei che atterrano e decollano. Dietro, c'è la vetrina di un locale che viene noleggiato per le feste chic. In quel momento era pieno di gente in abito di gala, che stavano danzando per una festa di matrimonio. Quindi se ti giri a guardare il mare e le luci, e ascolti la musica dietro, il posto è qualcosa di perfetto.
J: oh, un lento. Vuoi ballare?
K: ballare? Qui? Sulla banchina?
J: come on!
K: ok.
A metà della canzone lui si ferma e tenta di avvicinarsi.
In quell'esatto momento si sente una voce.
d: Oh my god! You should marry this man!
(oh mio dio, questo ragazzo lo dovresti sposare)
Mi giro e la guardo. Donna sessantenne in tutona rosa con le labbra rifatte e i capelli cotonati, con barboncino bianco al seguito.
Rumore di unghie sulla lavagna.
Se avessi visto ET passeggiare in tenuta da spiaggia gridando "telefono casa," probabilmente l'avrei percepito come meno assurdo.
Mi sposto un metro più in là. E' che quella parola mi fa venire l'orticaria. Lui ride.
J: la signora ha ragione, dovresti pensarci.
K: non ti ci mettere anche tu. Io non mi sposerò mai.
J: ora è presto per dirlo, ma veh che quando voglio so essere molto convincente.
K: ci conosciamo solo da due settimane e tu sei più giovane di me.
J: quindi?
K: oh che mal di testa, andiamo a riprendere la metro?

venerdì 20 novembre 2009

Welcome to my blog!

Ne ho combinata una delle mie. Avete presente che qualche giorno fa ho incollato il mio tema in inglese su questo blog perché ne ero orgogliosa? Beh, ieri pomeriggio Ralph mentre lo leggeva, ha googlato un paio di frasi perché gli suonava troppo perfetto ed è arrivato su questo blog. Lui ha subito forwardato il link a un collega che ha studiato italiano e insieme si sono fatti due risate. Gli insegnanti americani sono molto più svegli degli italiani, e hanno anche un ottimo senso dell'umorismo, a quanto pare. Quando me l'ha detto mi sono sentita sprofondare. Per fortuna che ho sempre parlato bene di lui. Anzi, l'ho già detto che è uno dei migliori insegnanti che io abbia mai avuto?
Hello Ralph, welcome to my blog!!

giovedì 19 novembre 2009

he was?

Vi manca Jin? A me no. La casa ora è finalmente tranquilla, non c'è più nessuno che sale e scende le scale ogni quindici minuti per andare fuori a fumare, e al mattino la cucina non puzza più di fritto. Lui è tuttora l'argomento preferito di conversazione di Nancy, e lo statement ricorrente che prima era "you know, he is a jerk", ora è diventato "you know, he was a jerk".
Anche se ha cambiato casa, ogni tanto mi capita di vederlo a scuola. Proprio ieri durante la pausa ho assistito ad un'altra delle sue performances di misunderstanding (incomprensione).
Jin: ehi, tu cosa ci fai qui? Non avevi cambiato scuola?
Ex studente giapponese: sì, sono qui per salutare alcuni amici
Jin: sei venuto a trovarmi?
Ex s.g.: veramente mi ero dimenticato di farmi lasciare il numero di (studente spagnolo) e sono tornato qui per chiederglielo
Jin: vuoi il mio numero di telefono?
Ex s.g.: no, dicevo che sono qui per chiedere il suo
Jin: ma ce l'hai il mio numero di telefono?
Ex s.g.: no, non ce l'ho
Jin: tieni te lo do
Ex s.g.: no, non lo voglio perché non mi serve (i giapponesi quando si sentono "invasi" rispondono molto seccamente)
Jin: otto-uno-sette...
Ex s.g.: scusa non ho da scrivere e stavo andando via
Jin: u-huu

martedì 17 novembre 2009

Big brother is watching you!

La lezione di oggi a scuola è stata interessante. Abbiamo aperto un dibattito riguardo alla legittimità della telesorveglianza sul luogo di lavoro. Ralph (l'insegnante) ci ha mostrato un filmato tratto dal film su 1984 di Orwell e poi col ghigno malefico ci diceva "Big Brother is watching you, hahaha". Non mi stupirei se la scuola fosse piena di telecamere. Io ovviamente ho letto il libro, ma non sapevo del film. Mi appunto qui il link perché su youtube c'è tutto intero e lo voglio vedere. Le giapponesi che di solito stanno sempre zitte e composte oggi si sono scatenate.
Giapponesi: privacy is important!!
Pare che nella loro cultura sia fondamentale. Io non posso che essere d'accordo.
Ralph: anche la produttività è importante, perché se le persone non sono tenute sotto controllo poi tutti cazzeggiano su internet.
Ragazza coreana: io preferisco lavorare in un posto sotto sorveglianza perché c'è più sicurezza.
Kay[pensa]: eppure dev'essere per forza qualcosa nel latte di quelle parti.
Kay [dice]: quella della sicurezza è una scusa.
Ralph: è vero, in verità ai datori di lavoro qui in america non gliene frega niente della sicurezza dei proprio dipendenti. They don't care.
Kay: e allora perché è così diffusa la telesorveglianza?
Ralph: per risparmiare soldi.
Kay: non capisco.
Ralph: perché se un dipendente viene picchiato/rapinato/violentato sul posto di lavoro, può intentare una causa contro l'azienda che non rende sicuro l'ambiente lavorativo e farci un sacco di soldi. Le aziende qui si preoccupano della sicurezza solo per evitare le cause. Se il dipendente viene massacrato nel suo giardino non gliene frega niente a nessuno.
Questa strana mancanza di umanità da parte di questo popolo mi atterrisce. O siamo noi che siamo troppo buoni?

Wave essay

Devo dire che la prima volta che ho aperto google wave non ci ho capito un gran che e ho pensato: come, tutto qui? Poi ieri mi è venuto in mente un modo per usarlo in maniera utile e costruttiva. A scuola ci hanno assegnato un tema (qui lo chiamano essay ed è sostanzialmente più corto) dal titolo: preferite seguire una religione o vi identificate in una filosofia? Spiegate perché.
Questo è il classico tema che gli americani ti danno per capire se da grande vuoi fare il kamikaze a casa loro. Anyway, io ho scelto di scrivere di filosofia. John studia filosofia.
k: Joooohn, mi correggi il tema vero?
j: oggi sarò a lezione tutto il giorno, cosa dici se proviamo a usare google wave, così ci guardo quando ho tempo?
k: genio. il latte che ti davano a te da piccolo non è certo lo stesso che davano a Jin.
E insomma ho copiato e incollato il mio tema su una nuova wave, e lui quando ha avuto tempo lo ha editato, ma senza modificare il significato. Io ho guardato le correzioni quando mi sono collegata utilizzando la funzione playback, e poi ho evidenziato in giallo quelle che non capivo. Poi lui quando si è ricollegato ha aperto le finestrelle sotto alle righe evidenziate e mi ha scritto perché la mia sintassi non era corretta. Oh my geekness.
Sono orgogliosa del mio essay, magari non ve ne frega niente o magari non sapete l'inglese, però mi va di postarlo qui, perché è tipo il risultato di un paio d'anni di libri letti e di sofferenze varie, e mi va di condividerlo.


Tired to feel like to be in a rut? Do you think that religion cannot help you? Human beings are similar, we all need our answers about life. Happiness can't be achieved without knowing ourselves very well. I found help reading books about Epicureanism and Existentialism.
Epicureanism is the philosophy which come from Epicurus, a wise ancient Greek. Lucretius was his main follower, and he wrote a poem called "On the Nature of Things," which is the most important document about this philosophy. At the base of Epicureanism there is the belief that the universe is moved by the interaction of atoms in empty space, in a kind of equilibrium among forces. That's why happiness and serenity can be reached only if you try to be content with the simple little things. If you reach the highest point of joy, soon you will reach the highest point of pain. People shouldn't be scared of death, because death is only a change of atoms place which stops sensations. When death will happens you will not feel any pain.
Existentialism is the philosophy that better understood the soul. Heidegger, Kierkegaard, Nietzsche, Dostoevskij, Kafka, Camus, Pascal, and Sartre are the most important exponents. The predominant elements in their writings are individuality, the uniqueness of each human being, loneliness, the attitude to fail, and the absurdity of the precariousness existence. The best methaphor about human life is in The Myth of Sisyphus, an essay written by Albert Camus that describes the feelings of a man who was condemned to repeat the same hard task of pushing a rock on top of a mountain forever, only to see it roll down again.
Epicureanism and Existentialism gave me a good explanation about life. The first helped me understand our world, and the second helped me understand how to live in this world. Kierkegaard said, "The thing is to find a truth which is true for me, to find the idea for which I can live and die ." I agree.

lunedì 16 novembre 2009

This is america, baby

Ora che il coreano è andato via, si spera che questo blog tornerà ad avere una connotazione più o meno seria.
Dieci giorni fa la scuola mi ha assegnato un language partner: uno studente americano che studia italiano. Praticamente ci si incontra e si parla per metà del tempo in italiano, e per l'altra metà in inglese, e ci si correggono gli errori a vicenda. Ovviamente è del tutto gratuito. Purtroppo durante le lezioni a scuola scrivi e ascolti, ma esercitare il parlato è difficile perché in classe siamo 15 e non ci sarebbe tempo per tutti. Con il language partner si acquisisce fluenza rapidamente, e si impara come portare avanti una conversazione con un native speaker. Eh già, perché parlare con un giapponese lento, non è di certo uguale a parlare in slang velocemente con un giovane americano. Il mio language partner si chiama John, e volendo dirlo in slang italiano "spacca", in slang inglese "he rocks". Il ragazzo è intelligente e abbiamo subito raggiunto un accordo all'italiana: io lo aiuto nel suo compito, e lui mi aiuta nei miei assignments. I suoi nonni erano italiani, e quindi parte avvantaggiato. Dopo questa full immersion di conversazione, ho iniziato a pensare in inglese. Fa stranissimo. John mi ha spiegato un sacco di cose relative alla cultura americana, ed è riuscito a correggermi la parte peggiore del mio accento italiano. Gran parte degli inglesi non riesce a capire perché gli italiani, quando parlano la loro lingua ogni tanto "cantano". Io non riuscivo a capire dove sbagliavo, eppure ci stavo attenta. Lui che conosce entrambe le lingue mi ha spiegato che assolutamente quando faccio una domanda non devo dare il tono interrogativo che darei in italiano, perché a loro suona come uno che canta. E allora come capiscono che è una domanda? Esclusivamente dall'inversione del soggetto col verbo. Easy. Peccato che a scuola non te lo dice nessuno che devi mantenere il tono di un elettroencefalogramma piatto. Anche quando ti scusi con qualcuno, non è che puoi dire soooorryy come diresti scuuuusi in italiano. Un sorry secco e imperturbabile è più che sufficiente, they don't care. Non gliene importa niente se ti hanno pestato un piede e ti hanno fatto male.
Ieri John ha ricevuto l'invito a google wave, e quando si è collegato aveva solo 4 amici che ce l'avevano già. A questo punto io ho iniziato a bullarmi che ce l'ho già da tre settimane, e che ho almeno 30 amici che ce l'hanno e che l'Italia è più avanti dell'America. Mi ha zittito subito, dicendo che probabilmente hanno iniziato a testarlo prima lì perché sia perfetto quando gli americani iniziano a usarlo, come fanno con le medicine. Ah. Ok. Wow.
Poi l'altro giorno John mi ha portato a visitare il Boston College, e in questo momento proprio non mi viene una parola che calzi meglio di amazing. Se un domani vinco alla lotteria giuro che mi ci iscrivo. Architettura gotica, statue, biblioteca aperta 24 ore su 24, enormi aule dotate di innumerevoli Mac nuovissimi. Tutti studiano seriamente, giorno e notte. Gli ho spiegato che in Italia la scuola non funziona esattamente così, purtroppo. Un'altra cosa che funziona in maniera opposta è il sistema bancario. Gli ho chiesto come mai gli studenti squattrinati hanno tutti la carta di credito platino, che in Italia molta gente ricca arriva solo fino alla oro e non me ne capacitavo. Qui danno la carta platino gratis e con plafond pressoché illimitato a tutti gli studenti che la richiedono, per responsabilizzarli. Ho pensato che mi prendesse in giro, poi ho verificato sul sito della bank of america ed è verissimo. This is America baby, mi ha detto. "Et capì?" direbbe mia nonna. Qui se vuoi aprire un'attività la apri facilmente, e poi restituisci i soldi alla banca quando ce li hai. Noi non abbiamo la vostra burocracia. Burocrazia, John, burocrazia. Inizio a capirci qualcosa di questo paese. Incuriosita dall'argomento ci ho studiato un po' sopra. Per saldare il conto della carta di credito hai tipo 15 mesi di tempo, e ti applicano un tasso del 14% circa. Non importa se non hai i soldi, tu compra tutto quello che vuoi, fai girare l'economia e poi se alla fine non ce li hai richiedi un'altra carta ad un'altra banca e con quella saldi la prima e giochi alle scatole cinesi fino alla fine dei tuoi giorni. Dal loro punto di vista questa vita non è affatto male. Quello che mi chiedo è: ma se tutti ragionano così, chi paga questi debiti che crescono in maniera esponenziale? Tu. Voi. Gli stronzi che vivono in altre nazioni che hanno la cultura del risparmio. Cercando su google ho trovato questo post che spiega molto bene la situazione. Quando il debito cresce troppo, impacchettano tutto e vendono sui mercati finanziari esteri i famosi pacchetti strutturati che suonano come la donna di picche quando giochi a hearts sul computer. Tu stronzo italiano che lavori e ti fai un culo così dalla mattina alla sera per vivere una vita modesta, vai in banca e chiedi che ti aiutino a mantenere i tuoi risparmi, e quelli te li buttano là per coprire le perdite di quegli altri stronzi americani che si fanno il culo anche loro, ma almeno vivono nella grande casa con camino, vanno al lavoro in suv e tagliano il prato con una motofalciatrice che consuma come una ferrari. Chiamali scemi.

domenica 15 novembre 2009

Happy birthday

Ieri era il compleanno di Nancy. La vicina le ha telefonato e le ha detto di passare a prendersi il regalo, magari prendendosi su Ron e me. E che sarà mai questo regalo, che c'è bisogno di tre persone per portarlo a casa? Surprise. La vicina è la classica americana schifosamente ricca. La villa in cui vive batte di gran lunga tutte le copertine di "brava casa" che potreste avere letto nella vostra vita. Dopo essere entrata ho capito a chi appartiene la piscina nella nostra via, che avevo visto guardando la foto di google maps dal satellite. Lei fa l'architetto, e a giudicare dall'arredamento deve essere molto brava nel suo lavoro. Se io avessi una cucina come la sua, non vorrei mai uscire di lì. Solo il frigo è grande come casa mia. Quando siamo entrati c'erano le luci spente. Tre secondi dopo le luci si sono accese ed è spuntato fuori tutto il vicinato. Tutti cantavano "happy birthday" e Nancy si è quasi commossa di felicità, prendendo quasi un aspetto umano. Ha immediatamente ripreso le sue solite sembianze quando ha visto il 60 disegnato sulla torta. Io quando l'ho visto ho dovuto fingere uno starnuto per non scoppiare a ridere. L'argomento preferito di conversazione della serata sono state le imprese di Jin. Poveretto, a momenti ridono di lui fino a New York. Ieri mattina sulla metropolitana abbiamo avuto un interessante dialogo:
J: hai sentito Alicia?
K: sì mi ha scritto una mail il giorno dopo il suo ritorno
J: u-huu
K: che c'è?
J: ha scritto anche a Nancy e anche ad un altra ragazza della scuola, ma a me no. Non riesco a capire perché.
K: io un'idea del perché ce l'avrei.
J: ma io le ho scritto una lettera in cui le dicevo che è l'amore della mia vita.
K: appunto!
J: u-huu
K: senti, l'hai rincorsa ovunque per due mesi (tanto che il vicinato l'ha soprannominato lo stalker), non ti viene il dubbio che se non ti ha dato neanche un bacio sulla guancia forse non le piaci? devo farti un disegnino per farti capire meglio?
J: in corea le donne ci mettono tanto tempo per dare il primo bacio
E insomma, ho cercato di spiegargli le differenze culturali, che qui non funziona proprio così, e lui triste e desolato mi ha risposto che ha capito.
Ieri Alicia gli ha scritto una mail. Lei è una persona buona e gentile e quindi ha fatto lo sforzo di scrivergli come stai e bla bla. Di certo non gli ha scritto "anche tu sei l'amore della mia vita". Dopo averla letta, lui bussa alla mia porta.
J: tu ti sei sbagliata, non hai capito niente
K: perché, che è successo?
J: lei mi ha scritto una mail. io felice. probabilmente mi ama ed è solo timida.
K: di un po', vi mettono qualcosa di strano nel latte da piccoli al tuo paese?
J: u-huuu
Questa mattina ha fatto la sua microvaligia ed è andato via. Siccome Alicia non vive più qui, ha deciso che adesso può andare a vivere con i suoi amici. Nancy appena lui ha girato l'angolo ha iniziato a ballare la tarantella.